Entrare nelle Poker Room di Las Vegas durante le World Series of Poker (WSOP) ha sempre significato vedere volti europei e americani, cappelli da cowboy e sentire accenti texani.
Quest’anno la musica cambia.
A farla da padrona sono i giocatori provenienti da Cina, Hong Kong, Malesia, India: Paesi rappresentati massicciamente e capaci di imporsi nei tornei di poker più ambiti. Attenzione, non è solo un fatto demografico, che pure ha un suo peso; ma si tratta soprattutto di un approccio rivoluzionario al gioco, un cambio di paradigma che spiega il loro successo.
Il cambio di paradigma del gioco
Quello che stanno facendo i giovani talenti dell’Asia è ribaltare completamente il paradigma del gioco che conosciamo.
Se lo stile di gioco si basa tradizionalmente sulla matematica dove ogni mossa viene calcolata esattamente (secondo i dettami della Game Theory Optimal), loro mettono al centro tutta l’imprevedibilità umana.

Foto: PokerNews
Rilanciano di continuo, bluffano di continuo su piatti enormi, pressano l’avversario psicologicamente senza sosta.
A queste tattiche i giocatori americani non sono abituati, le considerano folli.
Sono tattiche nate, tra l’altro, nelle ricchissime scuole di Macao in cui il denaro in sé perde valore per dare spazio all’aggressività pura.

