Il nodo mai davvero sciolto della pubblicità alle scommesse nel calcio torna a scuotere i palazzi della politica. A riaprire il fascicolo è stato Giancarlo Giorgetti: il titolare del Mef vuole vederci chiaro sulle modalità con cui i colossi del betting continuano a prendersi la scena nel massimo campionato, sfruttando le maglie ancora larghe delle normative attuali.
La mossa del ministro dell’Economia punta dritta alle varie triangolazioni commerciali sorte negli ultimi anni. Dopo la stretta impressa dal decreto Dignità con l’articolo 9, le società di scommesse hanno dovuto cambiare strategia, investendo massicciamente in portali d’informazione sportiva, siti di statistiche e piattaforme di intrattenimento che riportano marchi del tutto sovrapponibili a quelli delle case madre.
Nel mirino i contratti dei club: l’incarico ad Agcom e Finanza
Secondo le ricostruzioni giornalistiche, Giorgetti ha chiesto un’analisi approfondita sia alla Guardia di Finanza sia all’Agcom per stabilire quanto queste partnership siano davvero “informative” e quanto invece rappresentino un’espediente per fare promozione indiretta. L’obiettivo dichiaratosi è l’applicazione integrale del divieto, una prospettiva che rischierebbe di azzerare decine di contratti milionari stretti dalle società di Serie A con i marchi del settore.
Non si tratta di una nuova legge in cantiere, ma di un’interpretazione molto più rigida delle regole già esistenti. E la sola ipotesi di un giro di vite sulle sponsorizzazioni “di sponda” ha riacceso lo scontro.
Freno di Fratelli d’Italia: il fattore economico per la Serie A
La linea dura del ministro, tuttavia, sta incontrando una forte resistenza interna alla coalizione di governo. Fratelli d’Italia non sembra affatto intenzionata a sostenere un’ulteriore stretta che andrebbe a colpire le casse già provate del calcio italiano e dei broadcaster televisivi.
Il settore delle scommesse legate al pallone muove ogni anno circa 16 miliardi di euro: un bacino economico imponente che spiega da solo perché le società sportive fatichino a rinunciare a questa fonte di ricavo. Con l’indagine affidata ai tecnici di Agcom e Fiamme Gialle, le prossime settimane diranno se prevalere sarà la linea del rigore anti-azzardo invocata dal Mef o la reale necessità di tutela dei bilanci del calcio nazionale.

