È passato un anno da quando nel Regno Unito sono entrati in vigore i nuovi limiti di puntata, gli stake limits, sui giochi online di due sterline per i giocatori da 18 a 24 anni e di cinque sterline per gli over 25. Resta valido lo standard tecnico (RTS 14D) che impone un’attesa minima di 2,5 secondi tra l’avvio di un giro e il successivo. Dopo più di un anno da quello che sembrava proprio un giro di vite, i dati della Gambling Commission ci mettono davanti risultati sorprendenti, anzi un paradosso.
C’è un +6% degli account attivi e un aumento del fatturato fino a 773 milioni di sterline. Questo significa che limitare la spesa folle dei singoli giocatori problematici ha migliorato la reputazione del settore, attirando una massa di scommettitori occasionali che prima non c’erano.
Le sessioni lunghe più di un’ora sono calate del 12%, il numero medio di spin per singola sessione è sceso da 136 a 124. Si gioca meno tempo, ma lo fanno più persone e in modo decisamente meno compulsivo.
Cosa dimostra questo sistema?
Questo sistema dimostra che mettere paletti rigidi nei software non significa per forza penalizzare gli operatori o le tasse dello Stato, ma può rendere l’intero sistema più sostenibile nel tempo. L’Italia potrebbe tenerne conto perché forse, a conti fatti, questo sistema conviene a tutti.

