Mercato iGaming, chi è sopravvissuto al nuovo bando ADM?

Dopo l’ultimo bando dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), sono pochi i soggetti in grado di comprare una licenza per il gioco online in Italia. La novità più significativa riguarda il prezzo richiesto per entrare nel mercato che schizza da 2,5 a sette milioni di euro una tantum.

Cosa è cambiato dopo il bando ADM

Prima del bando si contavano un centinaio di piattaforme attive, magari con tanti siti minori con licenze di terzi.

Oggi di queste piattaforme se ne contano solo 46 per 52 domini che puoi leggere qui.

Poi c’è un’altra cosa: ai sette milioni di euro bisogna aggiungere una fideiussione bancaria minima di 1,5 milioni e un canone annuo del 3% di quello che si guadagna.

Il nuovo quadro sembra andare nella direzione di una maggiore selezione degli operatori, con requisiti economici e organizzativi più stringenti. L’effetto concreto è una riduzione del numero di soggetti in grado di sostenere i costi necessari per operare sul mercato italiano

ADM ha concesso delle proroghe, ma chi non si è adeguato adesso è fuori, anche perché è più facile controllare pochi big del settore che star dietro a una giungla di piccoli operatori.

Ma non basta pagare per essere conformi, tutt’altro. Ci sono 38 tipologie di infrazioni e sanzioni spietate.

Poi c’è la recidiva. Chi sbaglia due volte paga carissimo perché la sanzione può arrivare al 70%.

L’investimento non si ferma ai sette milioni di euro una tantum, ma include altri milioni per rimanere conformi e non perdere la concessione ottenuta. Chi non può affrontare questo investimento oggi viene per lo più inglobato dai grossi player come Lottomatica o Flutter.

Mai visto un consolidamento così rapido.

Jessica Maggi è un'appassionata entusiasta di giochi da casinò e betting, amante del calcio, copywriter dal 2007 e viaggiatrice accanita.

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