venerdì, 23 Ottobre, 2020
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“Vivere alla grande” – il documentario che scommette sulla verità

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Presentato al 68° Festival del Film Locarno il documentario fuori concorso “Vivere alla grande”, di Fabio Leli.

Lo scorso 13 agosto è stato presentato al 68° Festival del Film Locarno il documentario fuori concorso “Vivere alla grande”, di Fabio Leli.
Il progetto, sviluppato nell’arco di cinque anni e finanziato attraverso il crowdfunding, tratta in maniera molto approfondita il tema della dipendenza da gioco d’azzardo.
Un film che da un lato vuole sensibilizzare sui rischi di questa dipendenza, meno nota rispetto a quella da sostanze, e dall’altro si rivela un coraggioso atto di denuncia nei confronti dello Stato italiano. “Vivere alla grande” si definisce infatti come un film documentario che “scommette” sulla verità.
Il regista, Fabio Leli, non ha lasciato nulla al caso, ha attraversato l’Italia raccogliendo testimonianze e intervistando politici, psicologi, avvocati, un ex comandante della guardia di finanza, ed ogni esperto di quella che ormai, nella vicina penisola, è divenuta una vera e propria piaga sociale.

Il film tratta lo scandalo dell’Aquila, che attraverso il ‘decreto legge Abruzzo’ si è vista promettere fondi per la ricostruzione. Il decreto, approvato nel 2009, proponeva un potenziamento del gioco d’azzardo, da un lato per contrastare il gioco clandestino e dall’altro per finanziare la ricostruzione dell’Aquila, alla quale era destinata una parte dei proventi. Fondi che purtroppo all’Aquila non sono mai arrivati.
Invece, con la scusante della raccolta fondi, attraverso un forte rimbalzo mediatico e delle pubblicità ingannevoli, gli italiani sono stati incentivati a giocare, generando un fatturato di 90 miliardi l’anno e con l’illusione di poter addirittura fare del bene.

Ed è così che le sale da gioco sono spuntate ad ogni angolo: 24 in un solo quartiere di Roma, mentre a Pavia si conta 1 slot ogni 100 abitanti ed una spesa pro capite di oltre 3000 Euro. Elevato è il numero di bar che si pagano l’affitto grazie alla presenza delle macchinette mangiasoldi. Una realtà che fortunatamente in Svizzera non esiste più, in quanto nel nostro territorio sono state vietate già da parecchi anni. In Italia invece, le ormai note VLT si possono trovare addirittura nelle erboristerie, la situazione è sfuggita di mano, tanto da trovare bambini che all’età di 9-11 anni hanno già iniziato a fare le prime scommesse o ad acquistare gratta e vinci. Altri all’opposto, si trovano costretti a crescere in fretta e da figli finiscono per assumere il ruolo di genitori.
Un meccanismo perverso – come spiegano un fisico ed un matematico intervistati – sistemi studiati per dare l’illusione di poter vincere spesso o di esserci arrivati vicino, basati su tante piccole vincite che invogliano a giocare nuovamente, facendo sognare grandi risultati. Si pubblicizzano le vincite, ma non si parla di quanto viene buttato al vento per tentare di raggiungere le somme sperate, o perlomeno, di recuperare quanto perso precedentemente.

All’interno del documentario vi sono due testimonianze molto toccanti: quella di Francesco, che a causa del gioco ha perso tutto, compresa la famiglia. Un uomo che si è reso conto di aver toccato il fondo quando si è ritrovato a rubare le monetine dal salvadanaio della figlia, per tentare un ultima volta di recuperare quanto perso. Troviamo poi i genitori e gli amici di Mattia: lui che purtroppo non ha retto la battaglia contro questa infima dipendenza che lo ha portato a togliersi la vita. Delle storie molto forti, che fanno riflettere; difficili da raccontare sia per chi le ha vissute in prima persona che per chi vi si è trovato coinvolto suo malgrado. In entrambi i casi la necessità di raccontare quanto accaduto ha preso il sopravvento, per evitare che accada ad altri, e nella speranza che vengano presi dei provvedimenti contro questo male che qualcuno ha paragonato al canto delle sirene per Ulisse: all’apparenza incantevole ma che si rivela devastante.

Un lavoro coraggioso e ben strutturato, quello del giovane regista Fabio Leli, due ore e quaranta che scorrono veloci e che lasciano un segno indelebile nello spettatore.
Il documentario sarà presentato anche al Milano Film Festival, il prossimo 20 settembre 2015.

Leggi l’articolo apparso su PardoLive del 12.08.2015.

Leggi l’articolo apparso su La Regione del 14.08.2015.